Capitolo 22. Baseball bianco, baseball nero

Dal 1867 al 1945 il baseball americano ha vissuto due storie parallele, anche se una è molto meno conosciuta dell’altra. Sono le storie del “baseball bianco” e del “baseball nero”, che iniziarono a intrecciarsi soltanto dopo la Seconda guerra mondiale.

La prima partita storicamente documentata tra due squadre composte solo da giocatori di di colore fu disputata il 15 novembre 1859 a New York: lo Henson Base Ball Club of Jamaica sconfisse gli Unknowns of Weeksville per 54 a 43.

Subito dopo la Guerra civile, si formarono numerose squadre di ex soldati neri, spesso guidate dai loro ufficiali. A Philadelphia nacque una squadra  molto  forte,  il Pythian Base Ball Club, che nel 1867 chiese l’affiliazione alla National Association of Base Ball Players (vedere il capitolo 6). Normalmente la richiesta di  affiliazione  era una  pura formalità,  ma

I Cuban Giants, la prima squadra di professionisti afro-americani, fotografati nel 1900

Una squadra di Negro Minor League degli anni ‘30

Kenesaw Landis, primo Baseball Commissioner

proprio in quell’occasione l’Association decise di escludere dall’affiliazione i club che utilizzassero giocatori di colore. Dopo l’avvento del professionismo, giocatori afro-americani furono inseriti in diverse squadre maggiori ma, sempre più spesso, famosi e influenti giocatori bianchi iniziarono a dichiarare che non sarebbero scesi in campo a fianco o contro giocatori di colore.

E poiché la presenza di queste star bianche del baseball incideva fortemente sugli incassi al botteghino, nel 1887 sia l’American che la National League bandirono i giocatori di colore con una decisione di fatto, un “gentlemen agreement” che non fu mai messo per iscritto. Il bando valeva solo per gli afro-americani, e i proprietari dei club erano molto più pragmatici dei loro giocatori razzisti; così, nel corso degli anni successivi si assistette a patetici tentativi di ingaggiare forti giocatori di colore spacciandoli per “nativi americani” (cioè con un falso antenato indiano), oppure afro-cubani nel caso in cui la pelle fosse “sufficientemente chiara”.

Gli afro-americani, rifiutati dalle squadre sia di Major che di Minor League,  compresero che dovevano fare da soli, e così nel 1885 nacque la prima squadra di professionisti “negro”, i Cuban Giants. Due anni dopo venne fondata la prima Negro League organizzata sul modello delle Minor Leagues bianche, la National Colored Base Ball League, cui aderirono sei squadre, provenienti da Baltimora, Boston, Louisville, New York, Philadelphia e Pittsburgh. L’appellativo Cuban era molto diffuso anche nelle squadre che non avevano nemmeno un cubano nel roster: nel 1899 gli All Cubans (una selezione dei migliori giocatori cubani) avevano dimostrato l’alto livello del loro baseball durante il tour negli Stati Uniti, le relazioni tra Cuba e USA erano ottime, e tutti i giocatori di colore speravano in un contratto con una squadra dell’isola per la stagione invernale.

Le leghe professionistiche di colore ebbero una vita più tormentata delle loro consorelle bianche: nascite, scissioni, fusioni ed estinzioni si succedettero per oltre cinquant’anni, con storie e nomi che è inutile ricordare. Molte Leghe non sopravvissero neppure per un’intera stagione, altre per qualche anno. più longeve furono due Leghe nate all’inizio degli anni ’30 (la Negro National League e la Negro American League), che operarono fino a quando, nel dopoguerra, si avviò un effettivo processo di integrazione razziale.

Nel 1920 le due Major Leagues decisero di istituire la figura del Baseball Commissioner, che aveva (e ha tutt’ora) il compito di governare l’intero movimento del baseball statunitense. Il primo Commissioner, in carica dal 1920 al 1944, fu Kenesaw Landis, che era un fervente sostenitore del principio legale allora vigente in tema razziale “separate but equal”; Landis riteneva inoltre che l’assorbimento delle Negro Leagues sarebbe stato un disastro finanziario per il movimento, perché le Negro Minors erano molto numerose negli Stati rurali del sud e dell’ovest, e in pessima situazione economica. Ogni tentativo dei club "bianchi" di firmare un contratto con un giocatore di colore incontrò perciò la sua ferma opposizione. Alla sua morte, avvenuta nel 1944, fu nominato un nuovo Commissioner, Happy Chandler, molto più favorevole all’integrazione razziale nel baseball.

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