Capitolo 23. Corrono più veloci e saltano più in alto

Un primo serio tentativo di infrangere la barriera razziale era stato compiuto nel 1942 da Bill Veeck, che si era offerto di rilevare la proprietà degli allora moribondi Philadelphia Phillies a patto di integrare la squadra con alcune star delle Negro Leagues, sulla base di due semplici considerazioni: che non esisteva una regola scritta che vietasse squadre miste in Major League, e che i giocatori di colore “correvano più veloci e saltavano più in alto” dei loro colleghi bianchi. Veeck non riuscì nel suo intento, ma i tempi erano ormai maturi.

11 aprile 1947: l’articolo del New York Times che annuncia il primo contratto di un “negro” con una squadra di Major League

Nel novembre 1945 Branch Rickey, general manager dei Brooklyn Dodgers, firmò il contratto con Jackie Robinson, primo professionista americano di colore chiamato a giocare nel farm system della Major League; dopo una stagione in Minor League, nel 1947 Robinson fu inserito nel roster dei Dodgers. Il grande passo fu reso possibile dall’appoggio del nuovo Commissioner, che nella sua autobiografia ricordò di avere per questo rischiato il posto, ma di non potere, in coscienza, dire agli uomini di colore, che erano stati a fianco dei bianchi sui campi di battaglia della Seconda guerra mondiale, che ora non potevano farlo sui campi di baseball. Nello stesso anno un altro giocatore di colore, Larry Boby, firmò per i Cleveland Indians guidati da quel Bill Veeck che ci aveva già provato tre anni prima. I primi tempi non furono facili per i giocatori afro-americani, spesso fischiati e insultati dal pubblico. Guadualmente, altri club di Major seguirono l’esempio dei Dodgers, spesso iniziando gli inserimenti a partire dalle Minors League affiliate. L’ultima squadra di Major League a firmare un  contratto con un giocatore  di colore fu quella  dei Boston Red Sox nel 1959,  a causa della  netta opposizione 

Jackie Robinson, primo giocatore di colore in Major League, ruba casa base

all’integrazione razziale del suo proprietario, Tom Yawkey. Come aveva profetizzato il primo Commissioner Kenesaw Landis, la fine della segregazione non fu indolore soprattutto per i proprietari dei club delle Negro Leagues, che videro fallire le loro società man mano che le squadre venivano deprivate degli elementi migliori, chiamati nel farm system delle due Major. La Negro National League chiuse i battenti dopo la stagione agonistica del 1948, mentre la Negro American League, ridotta al rango di Minor, continuò a operare fino al 1958. Sul fonte opposto la Southern Association, una Lega di doppio A del profondo sud, operò fino al 1961 mantenendo fermo il rifiuto di ammettere i giocatori di colore.

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