Capitolo 9. Battaglie sì, ma equilibrate, per favore

La battaglia tra lanciatore e battitore è il cuore del gioco del baseball e vive di un equilibrio molto delicato: se questo equilibrio si rompe a favore dell’uno o dell’altro contendente, il gioco perde di interesse. Con l’avvento dei giocatori professionisti i club di baseball avevano acquisito una valenza economica, e i proprietari dei club intendevano ovviamente compensare le spese con equivalenti entrate, se non addirittura ricavarne un guadagno.  Il principale introito veniva dagli spettatori paganti, e questi affluivano nei ball park solo se il gioco era dinamico e avvincente; in ogni epoca, se nell’arco di un campionato le squadre battono in media una valida a partita, gli spettatori si annoiano e prima o poi sceglieranno un altro intrattenimento. Mantenere l’equilibrio del gioco era perciò fondamentale per garantire la sopravvivenza del baseball, ma questo equilibrio veniva periodicamente rotto dall’evoluzione delle abilità tecniche.  L’unico strumento per riportare il sistema in equilibrio era cambiare di volta in volta le regole; questo avvenne ripetutamente dal 1845 fino al 1970, e non è escluso che possa ancora accadere in futuro.

Incisione che illustra una partita di baseball attorno al 1850. Non si usa ancora tracciare il campo sul terreno, il ricevitore non indossa alcuna protezione e l'arbitro di casa base, con bombetta e bastone, osserva il gioco da prudente distanza

Nelle Knickerbocker Rules le battute in zona foul non contavano come uno strike; venivano semplicemente ignorate. Dopo qualche anno, divenne chiaro che un battitore poteva battere infinite palle in foul per stancare il lanciatore e in attesa di un lancio che gli piacesse. Nel 1858 venne perciò introdotta la regola ancora oggi in vigore: i foul ball contano come strike, salvo quando il battitore ha già due strike a carico. Le linee di foul vennero materialmente tracciate col gesso sul campo solo a partire dal 1861: prima di allora, l’arbitro valutava a occhio se la palla era uscita dalla linea immaginaria che collega casa base con la prima e terza base e si prolunga fino in fondo al campo. Quando, verso il 1860, venne inventato il bunt si ripetè lo stesso problema: il battitore poteva mettere bunt in foul all’infinito, in attesa di un un buon lancio. Dopo oltre trent’anni, nel 1894, venne introdotta la regola per cui ogni bunt in foul è uno strike.

L’inventore del bunt fu Dickey Pearce, uno dei primi giocatori professionisti, attivo dal 1856 al 1878 e considerato ai suoi tempi il miglior interbase degli Stati Uniti. Il bunt era allora chiamato “tricky hit” (battuta furba); fu scarsamente utilizzato fino al 1880, e soltanto agli inizi del 1900 divenne una componente importante dell’attacco. L’uso tattico del bunt segue da sempre la storia della battaglia tra lanciatore e battitore; esso viene largamente usato nei periodi di predominio dei lanciatori (quali la “dead ball era”, che vedremo in seguito, e gli anni 1960), mentre ha minore importanza quando i battitori prevalgono sui lanciatori.

 Ice baseball a

New York (circa 1870)

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